Presente!

 

Il centenario della Prima Guerra Mondiale si dilata per tutti gli anni della sua durata. In questo anno 2017, il primo per le attività del Centro studi “Giovanni delle Bande Nere”, si ricorda soprattutto Caporetto, la rottura del fronte e la massiccia penetrazione in Italia dell'esercito austro-ungarico e tedesco fino al Piave.

Una delegazione del nostro Centro studi ha visitato tra il 2 e il 4 giugno alcuni dei luoghi più significativi della Grande Guerra.

Caporetto, innanzitutto, con il suo Museo e la valle dell'Isonzo protagonista di ben dodici battaglie e testimone di centinaia di migliaia di morti. E poi l'Ossario di Oslavia, che raccoglie le salme di oltre cinquantamila soldati italiani che hanno perso la vita tra Gorizia e l'Isonzo.

A seguire Gorizia appunto, conquistata dagli italiani nel 1916 e riperduta dopo la disfatta di Caporetto. E ancora le colline del Monte San Michele e di San Martino del Carso, con il Parco Ungaretti di Sagrado dedicato al grande poeta che ha combattuto come soldato semplice in questi luoghi, componendo liriche immortali.

Infine il monumentale Sacrario militare di Redipuglia, ove riposano oltre centomila soldati italiani. I gradoni che salgono verso le tre croci posta alla vetta del Sacrario continuano a suscitare una solenne emozione. Abbiamo depositato sull'altare della cappella del Sacrario una composizione floreale in memoria dei caduti, con fiori dai colori bianco e rosso come quelli della città di Firenze da cui siamo partiti, e con un nastro di colore verde recante la scritta Centro studi Giovanni delle Bande Nere, che completa il Tricolore.

A cento anni dalla Grande Guerra abbiamo voluto pronunciare anche noi, nel silenzio della nostra preghiera, la parola: presente!

Francesco Butini

Il senso di un viaggio

Schianti, scoppi, lampi, terre martoriate, natura violentata, corpi straziati, lacerati, gasati, sfigurati, evaporati, anime giovani strappate in un mondo stravolto nel quale la follia diventava normalità. Questo è stata la prima guerra mondiale per le migliaia di italiani e di europei che si sono dovuti scannare a vicenda in un paesaggio lunare per cinque anni troppo lunghi. L'eroismo non vi aveva spazio e senso ed in un mondo primordiale solo l'istinto animale del sopravvivere aveva significato.

Questo il senso del messaggio trasmesso a tutti noi dalla visita a Caporetto e sui luoghi nei quali alcune delle più feroci battaglie furono combattute. Le lettere spesso sgrammaticate di soldati semianalfabeti, i poveri oggetti personali, i rugginosi reperti, le tristi medaglie su polverosi diplomi privi di significato, tutto ci ricorda che per non ripetere occorre conoscere e figurarsi l'orrore, pronti a smascherare le infingarde retoriche e politiche scellerate che troppo spesso siamo obbligati a subire.

Ecco quindi l'affidarsi alla preghiera sussurrata nella cappella del sacrario di Redipuglia al di là delle religioni e credenze varie nella speranza che lo sguardo dell'Immenso si posi sulle nostre miserie e sacrifici dandogli il senso che a noi sfugge.

Marco Piermartini

Centro Studi Giovanni delle Bande Nere

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